8 marzo

È il 2019 e si è nuovamente qui a “festeggiare” la festa della donna. Mio parere personale, non credo ci sia proprio nulla da festeggiare se non una maggiore consapevolezza del ruolo della donna all’interno della nostra società. Festeggiamo, insieme, “le conquiste sociali, economiche e politiche, e le evidenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto di quasi tutte le parti del mondo”.Si auspica che questa celebrazione anche in Italia, a partire dal 1922, possa raggiungere una effettiva parità di genere a partire dal 2030. “la connotazione fortemente politica, della giornata della donna e nelle sue prime manifestazioni e infine il suo successivo isolamento politico della Russia e del movimento comunista nel mondo occidentale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie avvenuto nel 1908 a New York facendo probabilmente confusione con una confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città. In Italia, come simbolo, della giornata Internazionale della Donna venne adottata la pianta della Mimosa . Con la fine della seconda guerra mondiale. Nei primi anni cinquanta, anni di guerra fredda e del ministro Scelba, distribuire la mimosa o diffondere Noi Donne rappresentava un gesto atto a turbare l’ordine pubblico, mentre tenere un un banchetto per strada diveniva occupazione abusiva di suolo pubblico. Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell’opinione pubblica, finchè con gli anni ’70 (1970) apparve un fenomeno nuovo: “il movimento femminista”