DALLA SEPARAZIONE ALL’ARMONIA, GRAZIE AD UNA GESTIONE COSTRUTTIVA DEL CONFLITTO

La dinamica del conflitto, che si configura come scontro di posizioni, genera
contrapposizione e separazione. Per arrivare a comprendere gli strumenti per una
gestione costruttiva del conflitto bisogna superare il vecchio paradigma basato sulla
logica degli aut aut che divide il mondo in opposti contrapposti, torto/ragione,
vero/falso, vincente/perdente, e che ci porta ad avere una visione dualistica della realtà,
per arrivare alla comprensione che il mondo è polare e un polo non può esistere senza
l’altro, e che gli opposti coesistono in un sistema circolare dove tutto è legato e si
influenza reciprocamente. Per le grandi filosofie antiche e orientali invece (induismo,
taoismo e buddismo), al contrario del mondo occidentale, la separazione è solo un
illusione. E così con riferimento al conflitto, per esempio, siamo abituati a pensare, in
modo automatico, che se uno dei contendenti ha ragione, l’altro deve necessariamente
avere torto, senza considerare la possibilità che esista una terza via, dimenticando che i
contendenti fanno parte di un unico sistema, all’interno del quale interagiscono, si
influenzano e dunque sono entrambi co-creatori del loro conflitto.
Il mediatore nell’ambito di una gestione costruttiva del conflitto ha il compito di
recuperare ciò che unisce i due opposti litiganti, sapendo che i contrari sono
complementari e che uno esiste attraverso l’altro.
E’ importante ricordare che l’equilibrio, inteso come armonia, non è mai statico ma
consiste sempre in un’interazione dinamica tra due tendenze complementari.
Carlotta Curti, avvocato, mediatore, negoziatore.