Autore: Raniero Clerici

Cos’è la separazione?

di Raniero Clerici

Mi sono più volte chiesto che cosa potevo fare qui, all’interno di questo contesto, dove si parla di maschile e femminile, di dualità, di anima duale.

La Dott.ssa Brazzoli, è riuscita nel suo intento: ad “UNIRE” la parte maschile con quella femminile.

Non esiste una separazione vera e propria, come sostiene Bauman, le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati.

Non si conosce più la gioia delle cose (sentimenti) durevoli, frutto del lavoro, connettersi e disconnettersi è solo un gioco. Amarsi e rimanere insieme tutta la vita è diventato solo un gioco. L’”Amore liquido”, pubblicato  nel 2003, partiva tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di amore autentico.

L’amore come sostiene Bauman, è affidato alle nostre cure e ha un bisogno costante, di essere ri-generato, ri-creato, e re-suscitato ogni giorno.

Attorno al concetto di CULTURA si è detto e si continua a dire molto. Un tempo il termine cultura era legato alle Muse, alle Arti, alle classi colte, gli incolti erano i barbari, i primitivi, gli Altri. Oggi quando si parla di cultura, non ci si riferisce più solo all’”essere colto”, colto può essere anche un qualsiasi oggetto, come una maschera, una sedia, un utensile da cucina, o qualsiasi manufatto che rinvia ad un determinato periodo storico-sociale, ad usi e costumi di un determinato popolo o di un determinato gruppo o comunità.

La CULTURA, a cui gli individui, anche in modo inconscio sono sottoposti, viene considerata come una costruzione sociale, tangibile, una specie di bene o merce simbolica, che viene esplicitamente prodotta.

Gli individui tendono a non tollerare la routine, perché fin dall’infanzia sono stati abituati a rincorrere oggetti “usa e getta” da rimpiazzare velocemente. Faticano a riconoscere le cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso, procedendo sempre più verso la mercificazone dei sentimenti.

Ecco quindi che la cultura diventa creatrice di: ordine, bellezza e pulizia.

cultura

La cultura diventa quindi un sistema con norme promosse che sono per loro natura non contrdditorie. È necessario considerare la cultura come uno sforzo di introdurre e mantenere l’ordine, come una guerra contro l’istintività e il caos. Così come Freud, Bauman, sostiene che: “l’uomo civile ha barattato una parte di felicità con una parte di sicurezza, un compromesso di volta in volta rimesso in discussione”. Grazie alla CULTURA qualcosa si guadagna e qualcosa si perde.

La nostra civiltà è stata eificata sulla repressione delle pulsioni a subirne i maggiori e dolorosi sacrifici sono  stati soprattutto la “sessualità e l’aggressività”.

È importante individuare quale sia la nostra parte maschile e quale quella femminile al fine di potergli affidare il proprio ruolo che non vada in conflitto con altri ruoli.

Lacan sostiene, a proposito della figura paterna: “c’é un padre solo dove c’é la trasmissione di una eredità capace di umanizzare la LEGGE. C’é padre dove c’é testimonianza che la vita può essere desiderata sino alla sua fine, c’é padre solo quando si offre al figlio una versione singolare della forza del desiderio, quando la legge sa incarnarsi nel desiderio”

L’intento diventa quindi, in questo evento, quello di unire in modo armonico le due parti: femminile/maschile.

Gli individui, anche in modo inconscio, hanno agito e continuano ad agire utilizzando ciò  che viene definito “CULTURA”

Sentirsi soli rispetto a se stessi

Questo nasce quando si è rinunciato a parti importanti del proprio sé, si è intitolata la propria personalità in funzione di un IO che ha privilegiato l’adattamento alla richiesta dell’ambiente, diventa quindi in relazione con se stessi  a presentare delle importanti carenze. C’é un senso di impoverimento del proprio sé, con il quale non si riesce a stare in contatto in modo soddisfaciente né a comunicare autenticamente.

L’abbandono di alcune parti di sé: il bambino libero, la parte creativa, il poter sentire alcune emozioni, le aspirazioni profonde, porta gli individui a percepirsi più soli, più poveri.

Lo studio, l’osservazione dell’Altro ci mette in grado di vedere meglio noi stessi, la nostra condizione sociale e, non ultimo, la nostra Cultura.

Si fa strada un nuovo concetto di Cultura, che supera l’immagine statica di singole comunità, intese come entità chiuse in se stesse il cui funzionamento può essere indagato in un preciso momento antropologico.

Tylor nel 1861 parlava di cultura al singolare. Il concetto di cultura si è esteso in un concetto collettivo, ampliandosi fino a contenere una molteplicità di culture diverse e indipendenti.

Le culture non sono “frutti puri”, ma sono mescolate, contaminate, l’una con l’altra, sono degli ibridi che possono essere in qualche aspetto compresi solo partendo da una prospettiva che adotti una “logica meticcia”

La cultura è un insieme di processi mutevoli, dinamici, instabili e, come l’identità, appare essere relazione e costruzione sociale. Non riesce mai a configurarsi com un sistema chiuso e autosufficiente, sempre aperto al contatto, al confronto, allo scambio, alla comunicazione con e da altre culture. Spesso è proprio attraverso l’Alterità più netta che si instaurano i contatti e gli scambi più pregnanti.

“COSE PIÙ BELLE”  della vita, quelle che rimarranno per sempre dentro di noi, non sono affatto cose”, sono persone, situazioni, sentimenti, emozioni

8 marzo

È il 2019 e si è nuovamente qui a “festeggiare” la festa della donna. Mio parere personale, non credo ci sia proprio nulla da festeggiare se non una maggiore consapevolezza del ruolo della donna all’interno della nostra società. Festeggiamo, insieme, “le conquiste sociali, economiche e politiche, e le evidenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto di quasi tutte le parti del mondo”.Si auspica che questa celebrazione anche in Italia, a partire dal 1922, possa raggiungere una effettiva parità di genere a partire dal 2030. “la connotazione fortemente politica, della giornata della donna e nelle sue prime manifestazioni e infine il suo successivo isolamento politico della Russia e del movimento comunista nel mondo occidentale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie avvenuto nel 1908 a New York facendo probabilmente confusione con una confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città. In Italia, come simbolo, della giornata Internazionale della Donna venne adottata la pianta della Mimosa . Con la fine della seconda guerra mondiale. Nei primi anni cinquanta, anni di guerra fredda e del ministro Scelba, distribuire la mimosa o diffondere Noi Donne rappresentava un gesto atto a turbare l’ordine pubblico, mentre tenere un un banchetto per strada diveniva occupazione abusiva di suolo pubblico. Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell’opinione pubblica, finchè con gli anni ’70 (1970) apparve un fenomeno nuovo: “il movimento femminista”

San Valentino

Il selvaggio rito pastorale, che propiziava la vicina rinascita primaverile, unendo sangue e latte, morte e rinascita, è all’origine del nostro San Valentino. La festa fu infatti, nel tempo, depurata nei suoi eccessi dai cristiani che l’associarono al martire, vescovo di Terni, decapitato il 14 febbraio del 273 d.C. sotto Aureliano, per aver celebrato le nozze tra una cristiana e un legionario romano, pagandone il prezzo con il sangue. Così era divenuto il patrono degli innamorati (e degli sposi). Da qui nasce la ricorrenza che ha conquistato il mondo, grazie anche ai versi di poeti come Chaucer e Shakespeare, tanto che il nome del santo fu identificato con il fidanzato, detto «valentino», e con le «valentine», biglietti decorati con versi d’amore, attesi invano da Charlie Brown e secondi, per quantità, solo a quelli natalizi. il rito, basato su sangue che diventa latte (morte che diventa vita) e associato a nozze e fertilità, rivela l’essenziale sul dare la vita per ricevere vita. un coltello ferisce anima e corpo, tagliando l’orizzonte della vita conosciuta e spingendo verso l’ignoto. Il sangue che ribolle, nella donna ancor più che nell’ uomo, segna la trasformazione radicale del corpo che diventa capace di dare la vita. Il latte è la vita ricevuta, il sangue la vita da dare. In questi due elementi e nei loro colori, che nelle culture arcaiche sono spesso primari, è racchiusa la vita intera: ricevere e dare, dare e ricevere, in un circolo ininterrotto e vitale. Ed è questo il desiderio del principe: volere una donna bianca come il latte e rossa come il sangue significa anelare alla vita tutta intera. Il desiderio che apre l’adolescente all’ ignoto viene dalla scoperta che vivere è dare e ricevere, ricevere e dare, latte e sangue, sangue e latte. Avendo ridotto l’amore a un’emozione calda, immediata e senza controllo, non educhiamo ad amare. E così si finisce col pensare che l’amore adolescenziale sia pura emozione e quello maturo una noia mortale. Invece amare è insieme slancio e fedeltà, in ogni età della vita. Impariamo in ogni campo, e per questo studiamo e ci formiamo, ma sul fondamento della vita improvvisiamo, lasciando i ragazzi in balia di un analfabetismo affettivo che diventa poi esistenziale: cuore e testa divorziati in casa, prima o poi, buttano giù la casa.