Categoria: MagiaDonna

Nuovo Claim


“E’ il grande uomo che risveglia la magia della donna”

Donatella Brazzoli

Abbiamo cambiato il claim per un semplicissimo motivo: riconoscere all’ uomo i suoi innati poteri magici è la naturale evoluzione del percorso del nostro movimento, la naturale conseguenza di un’impresa culturale che vede maschile e femminile uniti nell’ essere un’unica energia.

Ciao Raniero

ieri hai lasciato il corpo ed io sono qui per dirti quello che non ti ho mai detto ma ho sempre sentito.
Quando ti ero vicino sapevo di essere al cospetto di un grande uomo! 
Io non ti ho conosciuto quando eri in perfetta salute ma già malato e stanco ed ho sempre sentito la tua grande Anima che parlava con la Mia. 
Mi hai accompagnato in questa impresa , ieri accarezzavo i libri sulla tua scrivania, avevi già cominciato a scrivere per il prossimo convegno “amore come valore” il titolo l’abbiano forgiato insieme ricordi? 
Io ho messo l’amore e tu il come valore.
Grazie per il tuo dono, grazie per averci insegnato che per svegliare la magia nella donna ci vuole un grande uomo e vorrei condividere ciò con il mondo intero affinché tutti gli uomini possano trovare il coraggio di amare come hai fatto tu.

DALLA SEPARAZIONE ALL’ARMONIA, GRAZIE AD UNA GESTIONE COSTRUTTIVA DEL CONFLITTO

La dinamica del conflitto, che si configura come scontro di posizioni, genera
contrapposizione e separazione. Per arrivare a comprendere gli strumenti per una
gestione costruttiva del conflitto bisogna superare il vecchio paradigma basato sulla
logica degli aut aut che divide il mondo in opposti contrapposti, torto/ragione,
vero/falso, vincente/perdente, e che ci porta ad avere una visione dualistica della realtà,
per arrivare alla comprensione che il mondo è polare e un polo non può esistere senza
l’altro, e che gli opposti coesistono in un sistema circolare dove tutto è legato e si
influenza reciprocamente. Per le grandi filosofie antiche e orientali invece (induismo,
taoismo e buddismo), al contrario del mondo occidentale, la separazione è solo un
illusione. E così con riferimento al conflitto, per esempio, siamo abituati a pensare, in
modo automatico, che se uno dei contendenti ha ragione, l’altro deve necessariamente
avere torto, senza considerare la possibilità che esista una terza via, dimenticando che i
contendenti fanno parte di un unico sistema, all’interno del quale interagiscono, si
influenzano e dunque sono entrambi co-creatori del loro conflitto.
Il mediatore nell’ambito di una gestione costruttiva del conflitto ha il compito di
recuperare ciò che unisce i due opposti litiganti, sapendo che i contrari sono
complementari e che uno esiste attraverso l’altro.
E’ importante ricordare che l’equilibrio, inteso come armonia, non è mai statico ma
consiste sempre in un’interazione dinamica tra due tendenze complementari.
Carlotta Curti, avvocato, mediatore, negoziatore.

Cos’è la separazione?

di Raniero Clerici

Mi sono più volte chiesto che cosa potevo fare qui, all’interno di questo contesto, dove si parla di maschile e femminile, di dualità, di anima duale.

La Dott.ssa Brazzoli, è riuscita nel suo intento: ad “UNIRE” la parte maschile con quella femminile.

Non esiste una separazione vera e propria, come sostiene Bauman, le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati.

Non si conosce più la gioia delle cose (sentimenti) durevoli, frutto del lavoro, connettersi e disconnettersi è solo un gioco. Amarsi e rimanere insieme tutta la vita è diventato solo un gioco. L’”Amore liquido”, pubblicato  nel 2003, partiva tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di amore autentico.

L’amore come sostiene Bauman, è affidato alle nostre cure e ha un bisogno costante, di essere ri-generato, ri-creato, e re-suscitato ogni giorno.

Attorno al concetto di CULTURA si è detto e si continua a dire molto. Un tempo il termine cultura era legato alle Muse, alle Arti, alle classi colte, gli incolti erano i barbari, i primitivi, gli Altri. Oggi quando si parla di cultura, non ci si riferisce più solo all’”essere colto”, colto può essere anche un qualsiasi oggetto, come una maschera, una sedia, un utensile da cucina, o qualsiasi manufatto che rinvia ad un determinato periodo storico-sociale, ad usi e costumi di un determinato popolo o di un determinato gruppo o comunità.

La CULTURA, a cui gli individui, anche in modo inconscio sono sottoposti, viene considerata come una costruzione sociale, tangibile, una specie di bene o merce simbolica, che viene esplicitamente prodotta.

Gli individui tendono a non tollerare la routine, perché fin dall’infanzia sono stati abituati a rincorrere oggetti “usa e getta” da rimpiazzare velocemente. Faticano a riconoscere le cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso, procedendo sempre più verso la mercificazone dei sentimenti.

Ecco quindi che la cultura diventa creatrice di: ordine, bellezza e pulizia.

cultura

La cultura diventa quindi un sistema con norme promosse che sono per loro natura non contrdditorie. È necessario considerare la cultura come uno sforzo di introdurre e mantenere l’ordine, come una guerra contro l’istintività e il caos. Così come Freud, Bauman, sostiene che: “l’uomo civile ha barattato una parte di felicità con una parte di sicurezza, un compromesso di volta in volta rimesso in discussione”. Grazie alla CULTURA qualcosa si guadagna e qualcosa si perde.

La nostra civiltà è stata eificata sulla repressione delle pulsioni a subirne i maggiori e dolorosi sacrifici sono  stati soprattutto la “sessualità e l’aggressività”.

È importante individuare quale sia la nostra parte maschile e quale quella femminile al fine di potergli affidare il proprio ruolo che non vada in conflitto con altri ruoli.

Lacan sostiene, a proposito della figura paterna: “c’é un padre solo dove c’é la trasmissione di una eredità capace di umanizzare la LEGGE. C’é padre dove c’é testimonianza che la vita può essere desiderata sino alla sua fine, c’é padre solo quando si offre al figlio una versione singolare della forza del desiderio, quando la legge sa incarnarsi nel desiderio”

L’intento diventa quindi, in questo evento, quello di unire in modo armonico le due parti: femminile/maschile.

Gli individui, anche in modo inconscio, hanno agito e continuano ad agire utilizzando ciò  che viene definito “CULTURA”

Sentirsi soli rispetto a se stessi

Questo nasce quando si è rinunciato a parti importanti del proprio sé, si è intitolata la propria personalità in funzione di un IO che ha privilegiato l’adattamento alla richiesta dell’ambiente, diventa quindi in relazione con se stessi  a presentare delle importanti carenze. C’é un senso di impoverimento del proprio sé, con il quale non si riesce a stare in contatto in modo soddisfaciente né a comunicare autenticamente.

L’abbandono di alcune parti di sé: il bambino libero, la parte creativa, il poter sentire alcune emozioni, le aspirazioni profonde, porta gli individui a percepirsi più soli, più poveri.

Lo studio, l’osservazione dell’Altro ci mette in grado di vedere meglio noi stessi, la nostra condizione sociale e, non ultimo, la nostra Cultura.

Si fa strada un nuovo concetto di Cultura, che supera l’immagine statica di singole comunità, intese come entità chiuse in se stesse il cui funzionamento può essere indagato in un preciso momento antropologico.

Tylor nel 1861 parlava di cultura al singolare. Il concetto di cultura si è esteso in un concetto collettivo, ampliandosi fino a contenere una molteplicità di culture diverse e indipendenti.

Le culture non sono “frutti puri”, ma sono mescolate, contaminate, l’una con l’altra, sono degli ibridi che possono essere in qualche aspetto compresi solo partendo da una prospettiva che adotti una “logica meticcia”

La cultura è un insieme di processi mutevoli, dinamici, instabili e, come l’identità, appare essere relazione e costruzione sociale. Non riesce mai a configurarsi com un sistema chiuso e autosufficiente, sempre aperto al contatto, al confronto, allo scambio, alla comunicazione con e da altre culture. Spesso è proprio attraverso l’Alterità più netta che si instaurano i contatti e gli scambi più pregnanti.

“COSE PIÙ BELLE”  della vita, quelle che rimarranno per sempre dentro di noi, non sono affatto cose”, sono persone, situazioni, sentimenti, emozioni

UNOPIÙUNOUGUALETRE

Scrittura per lettura drammaturgica

di Paolo Raimondi

Difficile a credersi ma ci fu un tempo in cui

l’essere umano non era né uomo né donna

ossia né maschio né femmina.

In quel tempo noi eravamo ancora in formazione

e proprio come esseri umani

e ci sono voluti tantissimi passaggi evolutivi

in gergo chiamati razze madri o anche razze radice.

La terza in successione di queste razze

quella chiamata lemuriana

contiene in sé come umana esperienza

ciò che è stato chiamato “separazione dei sessi”

e per chi ci crede questo presuppone

che prima i sessi erano uniti.

Uniti si, ma in modo tale

da non poterli identificare come diversi tra loro

e questa differenza s’è vista soltanto

quando sono stati separati.

Adesso e tanto giustamente

dobbiamo sapere chi

se c’è davvero un qualcuno che l’ha fatto

dobbiamo sapere chi dunque ha deciso per questa separazione

ma soprattutto perché l’ha voluto fare

a quale scopo.

Ora non mi sento di dire chi l’ha fatto

e non perché io non lo sappia

diciamo che  ho una mia opinione

e anche molto precisa

che non vi voglio propinare.

Sta di fatto e questo lo voglio dire

che qui comincia una storia sessuale

lasciatemi spiegare meglio

proprio per non essere frainteso.

Qui comincia una storia che vorrei raccontare

se mi è permesso naturalmente

cercherò di stare molto attento

a non prevaricare le opinioni altrui.

Questa storia ha un inizio come tutte le storie

ha uno sviluppo come tutte le storie

e una fine che ha ancora da venire.

Ancora ha da venire il compimento di questa storia

 che prima chiamavo storia sessuale

e proprio per dire che l’energia sessuale

è una potentissima energia di creatività

di tantissimi tipi

non solo per mettere al mondo figli

ma anche per fare quadri e spettacoli di teatro

libri e statue

poesie danza e cinema e così via.

Quest’energia è in atto da tempi immemorabili

e volge al suo compimento

che in qualche modo ora

al giorno d’oggi

si può già vedere.

Questa energia questa forza

ed è ancora più incredibile di quanto detto prima

ci sta portando all’androginia.

Un essere androgino è uomo e donna alla pari dentro di sé.

Il tempo ha fatto sì che fosse donna

per imparare ad essere donna

e ha fatto sì che fosse uomo

per imparare ad essere uomo

e dunque l’androgino

è una donna che ha imparato ad essere donna

e perciò sa cosa vuol dire essere donna

e allo stesso tempo

è un uomo che ha imparato ad essere uomo

e perciò sa cosa vuol dire essere uomo.

Chiedo scusa per queste ripetizioni un po’ ostinate

e senza raffinatezza stilistica

questo è un modo tutto mio

per indicare un’esperienza necessaria

e nella maggior parte dei casi

tanto pesante e faticosa.

Un particolare nient’affatto trascurabile

è che la separazione dei sessi si è manifestata

ad un certo grado di densificazione della Materia

divenuta corpo umano

prima non sarebbe stato possibile

questo è quanto io so

ma non è necessario stabilirne il motivo esatto

proprio perché tale densificazione è avvenuta di fatto

e con essa la separazione.

Un dato certo proveniente da tali eventi

è la ricerca proiettata all’esterno della propria anima

una ricerca obbligata dal desiderio di colmare

un vuoto interiore chiaramente percepibile

anche se non altrettanto definibile

si trattava di una parte mancante della stessa anima.

Non mancava

era soltanto nascosta nell’interiorità

e molto difficile da raggiungere.

L’esterno diveniva così lo scoprire gli altri

la vita … ben venga …

il mondo.

Ma cosa si cercava all’esterno?

Quale forza si mosse

proiettandosi nella vita in forma di desiderio?

Era la forza della sessualità

in veste accesissima di sensualità

che poi grazie alla testa

divenne una forza di seduzione.

Quest’ultima è scaduta come funzionalità

perché non ha mai avuto in realtà

una chiara funzione evolutiva.

Una manifestazione maschile

aveva una parte nascosta di anima femminile

così una manifestazione femminile

ne aveva una nascosta di anima maschile.

Queste manifestazioni materiali proiettavano all’esterno

l’idealizzazione della loro parte d’anima mancante

poiché nascosta

idealizzavano altri esseri umani

e questi ultimi facevano lo stesso rispetto ai primi.

In realtà queste manifestazioni materiali

si proiettavano all’esterno idealizzandosi in altri esseri umani

i quali facevano lo stesso rispetto ai primi.

Ci proiettammo all’esterno idealizzando la parte mancante

la trovammo accettando di negare la proiezione negata che facemmo

e questa ci indicava non potendola trovare in quel modo

ciò che stavamo cercando.

Il peso di ciò che ci mancava

ci si mostrava come assenza dolorosa

e quest’ultima finalmente ci svelava la stessa mancanza.

La mancanza assumeva allora

la funzione di indicarci quella presenza che cercavamo

e che non poteva

trovarsi all’esterno di noi stessi.

C’era un ragazzo che come me amava la bellezza

quella che ti dà l’ebbrezza che ti porta fuori di testa

cioè fuori dalla testa

cioè fuori dalla mente ossia nella sovramente.

Un pomeriggio uscendo di casa incontrò una ragazza bellissima

sai di quelle che ti mozzano il fiato

lei pensierosa non vide il ragazzo

ma lui la vide altroché se la vide

tanto intensamente vide questa bellezza

che uscì fuori di testa con l’ebbrezza

e così tanto forte che svenne.

Poi rinvenne e disse di essere innamorato perso

e forsennato partì alla ricerca di questa ragazza

così come facevano gli antichi cavalieri medievali.

La rincontrò

e stavolta lei non più pensierosa lo vide

e fu presa dalla stessa ebbrezza

svenne poi rinvenne

e disse di essere innamorata di lui.

Allora si compenetrarono tanto profondamente

avvinti dalla sessualità in forma di sensualità.

L’ebbrezza si trasformò in estasi

e si persero l’una nell’altro e

definitivamente ossia una volta per tutte le volte

si erano perduti perché le anime loro si fusero

l’una nell’altra e camminarono verso casa

quella di Dio in due con un’anima sola

che era fatta di due anime che conoscendosi

si erano perdute l’una nell’altra

e si erano unite tra loro pur rimanendo due diverse anime.

Successe che lei vide la sua anima in lui

e lui vide la sua anima in lei

anime diverse certamente

ma fatte della stessa sostanza

riconoscibili nella loro differenza

eppure uguali come essenza.

Ambedue d’accordo

sull’amore che li legava indissolubilmente.

Sentendosi liberi nell’essere legati

compresero che si trattava dell’amore

e che vivevano l’innamoramento

e compresero di più sull’amore

che è una strada sicura che porta all’unione

e quest’ultima all’essere uniti

pur essendo in due.

Due in uno che diventano uno

nell’unione in unità che è la Casa di Dio.

Vuoi vedere che l’energia sessuale sensuale è sacra

e non può e non deve essere regolata dai soliti moralismi

assunti a funzione culturale?

Dovemmo cercarci fuori per ritrovarci dentro

fino a quando non fossimo riusciti a comprendere che:

“Quando dei due fate uno;

quando farete il dentro come il fuori e il fuori come il dentro, e l’alto come il basso;

quando farete del maschio e della femmina un solo essere sì che il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina, solo allora voi entrerete nel Regno.” (Vangelo di Filippo)

A questo punto c’è da chiedersi:

quanti di noi si stanno ancora cercando

e quando finalmente riusciranno a ritrovare

e accettare la propria parte di anima nascosta?

Intanto soffia inesorabile un vento di tempesta

che indica l’urgenza del risveglio dell’essere umano

che non è ancora sé stesso

e che non sa cosa significa esserlo.

Paolo Raimondi

14. 02. 2019

Un mondo duale


di Donatella Brazzoli


Eraclito, enigmatico filosofo Greco e a causa di ciò definito “l’oscuro”,  comprese che la Legge dell’Universo, il Logos, è la relazione di contrapposizione, complementarietà, interdipendenza e alternazione tra due concetti opposti (essere-divenire, luce-ombra, infinito-finito, vita-morte, passato-futuro,maschile-femminile, pace-guerra,giorno-notte ecc.) che sono apparentemente in costante conflitto tra loro, ma in realtà, allo stesso tempo, necessitano l’uno dell’altro perché ogni cosa ha origine dal proprio opposto: gli opposti possono infatti essere definiti solo per opposizione, e non possono mai essere determinati in modo indipendente; nulla esisterebbe se non ci fosse, allo stesso tempo, anche il suo opposto.

Se non ci fosse la notte, cosa ci darebbe l’opportunità di definire il giorno come tale? Se non ci fosse la guerra, cosa ci darebbe l’opportunità di definire la pace come tale? Se non ci fosse la morte, cosa ci darebbe l’opportunità di definire la vita come tale? Lo stesso al contrario e per tutti gli opposti che esistono, sono due facce della stessa moneta, legati allo stesso modo in cui un sentiero in salita sembra un sentiero in discesa se visto dall’alto.

Eraclito pensava che tutto fosse destinato a passare eternamente da uno stato dell’essere ad un altro: ciò che è freddo e diviene caldo si raffredderà, ciò che è lento e diviene veloce rallenterà, ciò che è vivo e muore tornerà alla vita. Sono vivo (nuovamente) perchè morii, e sono destinato a morire (nuovamente) e poi a ritornare alla vita (nuovamente), allo stesso modo in cui sono sveglio (nuovamente) perchè mi addormentai, solo per essere destinato ad addormentarmi (nuovamente) e poi ritornare ad essere sveglio (nuovamente). La fine del cerchio coincide esattamente con il suo inizio. Non c’è immobilità, solo una eterna e incessante metamorfosi, una corrente senza inizio e senza fine, un cambiamento e una trasformazione costanti: panta rei (“tutto scorre”).

Ad ogni modo, necessitiamo di entrambi gli opposti e ci saranno sempre entrambi: il loro risultato è armonia ed equilibrio: dopo la notte verrà il giorno ma ad un certo punto ci sarà nuovamente la notte, In questo flusso Eraclito vide il Logos, la Legge Universale della Natura!

Nota: qui sta il significato della figura dell’Androgino (dal Greco androgynos, composto da andros, “uomo”, e gyne, “donna”), l’essere completo e indiviso meglio conosciuto per la sua descrizione fatta da Platone nel Simposio. Il simbolismo insito in questa figura fa riferimento alla coesistenza degli opposti e alla loro interdipendenza, l’unità di fondo nascosta dalla loro apparente separazione e opposizione: in termini biologici fa riferimento al ripristino dell’assoluta e primordiale unità dell’essere. La“coincidenza degli opposti”) è lo stato dell’essere in cui gli opposti coincidono: per esempio, al culmine dell’amore sessuale si verifica una coincidenza tra uomo e donna, una momentanea emersione dello stato androgino dell’essere, l’impulso erotico avendo il suo significato più profondo nella reintegrazione e riunificazione delle due parti divise dell’essere umano; questa coincidenza biologica, in casi e condizioni specifiche, permette di sperimentare momentaneamente uno stato puramente spirituale e trascendente

Energia maschile e femminile

La mente umana ordinaria vede il mondo attraverso il filtro della dualità.
A livello fisico, la dualità si manifesta nel cervello umano sotto forma dei due emisferi, il sinistro – Maschile – e il destro – Femminile. La Razionalità e l’Irrazionalità che cercano in continuazione di incontrarsi, andare d’accordo e infine sposarsi per diventare un essere solo: la somma degli opposti.
La Tesi e l’Antitesi che producono una Sintesi.
Tutta la realtà è costruita a immagine e somiglianza di queste due qualità all’opera, e così la tua vita.
In ogni momento te ne puoi accorgere se osservi attentamente ciò che ti circonda.
Dentro di te, il maschile e il femminile sono come una coppia di amanti che abita la tua casa interiore. A seconda di come i due si relazionano, e dalla qualità del loro rapporto, dipende la qualità della tua vita.
Il mondo che hai intorno è costruito secondo questa modalità.
Nella dimensione più bassa e immatura, queste due qualità sono lontane, separate e, o si attraggono in modo disarmonico, oppure si respingono e si combattono, tentando ognuna di prevaricare sull’altra, poiché vissuta come potenzialmente distruttiva o soffocante.
Quando una delle due forze riesce ad andare al governo a discapito dell’altra, l’equilibrio viene perso.

Nel percorso della  “consapevolezza” l’essere umano raggiunge quest’unità. Unità definita, in ogni epoca, in modi diversi, ma facendo sempre e solo riferimento a questo principio.
Essendo duale la modalità con cui l’essere umano affronta la realtà, 2 sono le vie :

1) una via del maschile: la conoscenza,

2) una via del femminile: il sentire

Dire conoscenza, però, non significa parlare di teoria o perdersi nella dialettica analitica, quanto usare il linguaggio e la logica come contenitori e non come produttori. La ragione, lasciata da sola, è infeconda.
Con il termine sentire, si intende lo sviluppo delle qualità superiori dell’essere, le virtù umane, i grandi slanci interiori che l’essere umano conosce, poiché gli appartengono, ma che spesso rimangono latenti, potenziali, e che sono dunque il patrimonio nascosto dell’individuo.Arte,pittura,poesia
 musica che, quando usata consapevolmente, ha il potere di far emergere da noi stessi il patrimonio dell’essere umano,  risvegliandolo all’attenzione quotidiana

Maschile e femminile sono termini spesso identificati con l’equivalente biologico di maschio e femmina, o equivalente sociale dell’uomo e della donna. 

La distinzione tra maschile e femminile va al di là di costrutti biologici, psicologici e psicosessuali. Essa trascende le nozioni culturali, religiose e sociali di maschio e femmina, dell’uomo e della donna.

Il maschile e il femminile, lo Yin e lo Yang, l’anima e animus, per definizione, sono coscienza o energie che ognuno di noi possiede in quantità uguali, uomo e donna allo stesso modo. Ciascuna di queste energie sono come una faccia della stessa moneta. Nessuna delle due parti è più o meno importante rispetto all’altra faccia, entrambe sono molto importanti e necessarie per raggiungere un equilibrio.

Ognuno di noi come uomo e come donna allo stesso modo esprime queste due energie; solo l’accento, il grado, la quantità e la relazione tra loro sono diverse. L’energia Maschile è sottolineata soprattutto nel modo in cui operiamo verso il nostro mondo esterno ed espresso principalmente dall’azione, la forza, il movimento e la fermezza. L’energia Femminile è espressa nel modo in cui operiamo verso il nostro mondo interiore ed espressa soprattutto da fluidità, dalla creatività, dalla sensibilità, l’introspezione ed il nutrimento.

La quantità di energia che esprimiamo ci porta ad avere delle caratteristiche maschili o femminili. La famiglia, la cultura, la religione e la società in cui siamo cresciuti hanno grande influenza nell’energia che esprimiamo.

Tradizionalmente, i ragazzi che sono naturalmente più forti ed abili fisicamente sono spesso incoraggiati ad esprimere di più l’energia maschile, la quale serve a rafforzare il senso di mascolinità, mentre incoraggiano le ragazze ad esprimere l’energia femminile che serve a rafforzare il senso di femminilità.

Una disarmonia nelle nostre energie influenza sia la realizzazione personale che le nostre relazioni

Nozione del senso comune è pensare il maschile e il femminile come genere E’ così che viene definito da  tutte le persone dotate di buon senso (scuola); è un sapere pratico, il cui oggetto è considerato immediatamente comprensibile.

Appartiene al senso comune ritenere che questa nozione poggi sulla natura delle cose.

La coppia maschio-femmina, in questa prospettiva, forma una opposizione polare, o binaria, o dualistica. La principale caratteristica di questo tipo di opposizione è che ciò che appartiene a una delle polarità non appartiene all’altra. Uomini e donne stanno tra loro in una relazione come l’acqua e il fuoco, la terra e l’aria che sono tra loro contrapposti. L’idea di innato si  coniuga con quella dell’esclusività, ciò che è mio non può appartenere anche a te. Quel che ci rende esseri umani passa prima di tutto attraverso ciò che ci fa essere uomini o donne, il riconoscimento di se come esseri umani sessuati.

Si viene costruiti come uomini e come donne attraverso il processo culturale che modella comportamenti ed emozioni e quindi ruoli sociali. Esso fa si che gli appartenenti a ciascuna categoria sociale si pensino come diversi, considerando lo status assegnato e i ruoli a esso connessi come rispondenti a leggi di natura.

Se a livello culturale nella costruzione dell’ uomo e della donna sono in atto processi mentali e ideologici come la naturalizzazione , è a livello psicologico operante la rimozione. Di fronte al confronto con lo stereotipo, con il modello proposto, si impara a uccidere una parte di se stessi, quella non corrispondente alle aspettative, attraverso  2meccanismi:

  1. l’incoraggiamento a produrre comportamenti coerenti con lo stereotipo della propria appartenenza di genere
  2.  le sanzioni che colpiscono i comportamenti non conformi.

L’acquisizione di abitudini differenti, atteggiamenti e modi di pensare diversi serviranno a confermare la credenza nell’idea dell’ esistenza di un confine netto tra i due sessi. Il modo di vestire, di parlare, di muoversi e gestire il proprio corpo, il diverso accesso alle risorse e alla politica, le attività lavorative sono segnali culturali della differenza che si punta a riprodurre tra maschile e femminile

Un uomo con un maschile ben sviluppato è in grado di dirigere, di fidarsi di se stesso, di prendere rischi e di muoversi nel mondo che lo circonda con fiducia. Mentre con un senso del maschile debole, ha paure e dubbi su se stesso e la sua capacità di operare verso il mondo esterno. Ma soprattutto, ha paura di mostrarsi perché in qualche modo sentirà che la sua mancanza del maschile sarà evidente per gli altri e in alcuni casi, sarà lui a mettere su un atteggiamento macho o aggressivo per mascherare le sue paure e i suoi dubbi personali.

Una donna il cui senso di femminilità non è completamente sviluppato, sarà debole ed egoista. Invece di creare uno spazio di sostegno e nutrimento in se stessa, controlla ed interferisce con la vita degli altri, cercando un sostegno esteriore anziché interiore. Una donna che è in contatto con il proprio femminile è morbida, ricettiva, aperta, sa donare, irradiare, guidare, è luce e nutrimento, è comprensiva, empatica e compassionevole. La sua forza motrice è basata sul valore e su quanto riesce a trasmettere e a prendersi cura degli altri, senza perdere sé stessa. Per essere centrata ed entrare in una relazione sana con il proprio uomo è importante per la donna prendersi cura di sé e della propria femminilità, definire confini sani e non cadere nella trappola di confondere l’amore per l’altro con l’annullarsi per amore. Una donna che è centrata sulla propria femminilità potrà sentirsi più sicura, potrà rilassarsi, diventare più aperta e così anche più giocosa e ricettiva, potrà illuminare il mondo con la sua bellezza e sentirsi appagata.

Uomini e donne, esprimendo entrambi gli aspetti dell’energia del femminile e del maschile, possono vivere una vita serena, produttiva e soddisfacente sia da soli che con un partner.

L’energia Maschile senza l’energia Femminile può indurre una persona ad essere fredda, insensibile ed emotivamente chiusa, spericolata, dispendiosa, eccessivamente critica ed aggressiva (anche fisicamente violenta). La maggior parte degli uomini che esprimono in maniera non armoniosa l’energia maschile si trovano troppo concentrati verso l’esterno, non in sintonia con i propri sentimenti più profondi ed i sentimenti degli altri, perché non hanno il bilanciamento dell’energia femminile che spinge la fluidità, la creatività, la sensibilità, l’introspezione, il sostegno ed il nutrimento.

L’energia Femminile senza l’energia Maschile può indurre una persona ad essere troppo timida, passiva, superficiale, compiacente, appiccicosa e bisognosa, non in grado di prendere decisioni, eccessivamente dipendente, vulnerabile allo sfruttamento ed agli abusi. Oppure può indurre ad essere troppo concentrata interiormente e quindi incapace di andare avanti nella vita, a volte può bloccare perché manca quella energia maschile che guida l’azione, la forza, il movimento e la fermezza.

Una volta che si riesce a guardare la vita riconoscendo e accogliendo entrambe le energie, come uomo, ci si può permettere di esprimere l’energia femminile senza sentire una minaccia per la virilità, perché la virilità è già forte e sviluppata. E come donna, ci si può permettere di esprimere l’energia maschile senza sentire una minaccia per la femminilità, perché la vostra femminilità è già forte e sviluppata.

Creare una cultura dell’incontro.

Incontro significa più di un vago rapporto interpersonale. Significa che due persone si incontrano non per porsi semplicemente l una di fronte all’altra ma per viversi e fare un’esperienza reciproca:

 Non si può incontrare l’altro fuori di noi se non lo abbiamo incontrato prima dentro di no

DALLA SEPARAZIONE ALL’ARMONIA, GRAZIE AD UNA GESTIONE COSTRUTTIVA DEL CONFLITTO


di Carlotta Curti

1.
Fin dai primi anni in cui ho svolto il lavoro di avvocato, ho naturalmente avuto la
tendenza a mediare la contrapposizione tra le parti, specie nell’ambito del diritto di
famiglia, verificando in primis la possibilità di far incontrare i bisogni e le richieste dei
confliggenti, per evitare il lungo e doloroso percorso giudiziale. Spesso avvertivo però
che la strada del contraddittorio davanti alla corte veniva vista come l’unica strada.
Questa, purtroppo, è una visione diffusa ancora oggi: gli strumenti di Risoluzione
Alternativa delle Controversie (ADR), quali ad esempio la mediazione, sono ancora poco
conosciuti e direi apprezzati per il loro vero valore di composizione costruttiva del
conflitto.
La figura del mediatore è stata introdotta in Italia con il D.lgs. n. 28/2010, che ha
delineato un professionista formato per aiutare i soggetti che hanno un problema fra
loro a trovare una soluzione, che sia per entrambi soddisfacente e reciprocamente
vantaggiosa, e che possa sanare in modo pacifico il loro contrasto.
Il compito del mediatore è di facilitare la comunicazione, il dialogo tra i confliggenti,
cercando di far emergere prospettive nuove per le parti, ponendo l’attenzione più che
sulle questioni di diritto, sugli interessi e sui bisogni delle persone.
Non è né un giudice né un arbitro: non ha il compito di stabilire chi ha torto e chi ha
ragione e, tantomeno, di punire l’uno e premiare l’altro; in mediazione le parti sono
protagoniste, sono le parti che decidono la soluzione del loro problema.
Quando ci si trova in un conflitto si creano dinamiche di contrapposizione che generano
separazione, divisione tra le parti ma vedremo perché e come è possibile arrivare alla
composizione di un conflitto e all’integrazione delle stesse e quindi all’armonia.
Che cosa succede in un conflitto?
Solitamente in un conflitto ciascun litigante assume di avere ragione e ritiene di
conseguenza che sia sempre e solo l’altro ad avere torto; che l’altro sia il problema e che
le sue azioni sono reazioni al comportamento dell’altro. Se proviamo a metterci nei
panni del nostro confliggente capiremo però che anch’egli sarà convinto che siamo noi
ad avere torto, che siamo noi il problema e che lui semplicemente reagisce al nostro
comportamento.
Entrambi i litiganti hanno dunque delle precise opposte convinzioni: ecco che nasce la
contrapposizione, che separa i due confliggenti.
Generalmente di fronte ad un conflitto cerchiamo di determinare le cause per attribuire
responsabilità. Questo approccio alla realtà si fonda sua una premessa implicita molto
potente: il codice binario fondato sull’aut-aut che ci porta a vedere il mondo diviso in
classi di opposti contrapposti: giusto o sbagliato, vero o falso, torto o ragione e ci porta
automaticamente a ragionare in termini dualistici.
Siamo abituati a pensare che se uno dei contendenti ha ragione, l’altro deve
necessariamente avere torto. E che una terza via è esclusa: così si struttura la dinamica
del conflitto, che diventa uno scontro di posizioni.
Il pensiero occidentale, la nostra cultura, infatti si sviluppa sulla logica aristotelica, per
cui “è impossibile che una stessa cosa sia e non sia allo stesso tempo”, ”ciò che è, è e non
può non essere”, per cui un’affermazione o è vera o è falsa, tertium non datur.
E quindi non riusciamo a concepire una realtà differente da quella della divisione e della
separazione.


2
Il codice binario è il filtro attraverso il quale processiamo il mondo e ci fa credere che
noi abbiamo ragione e l’altro ha torto, ci fa dunque scontrare con l’altro, e ci mette in
contrapposizione.
Dobbiamo dunque sapere che la visione dualistica è separativa e nutre la
contrapposizione.
L’origine di tutti i conflitti sembra risiedere proprio nella percezione di essere individui
separati. L’errore più grande dei confliggenti risiede nel percepirsi come elementi
separati dalla situazione e non riconoscersi come parte di un unico sistema all’interno
del quale entrambe le parti interagiscono e sono co-creatori del conflitto.
E’ possibile uscire da mondo degli aut – aut, della dualità, dominato dalla separazione?
Tutta la gestione costruttiva di un conflitto si basa proprio sulla capacità di trovare
alternative al mondo dualistico degli aut-aut, uscire dalla logica di escludere, degli autaut,
per arrivare ad una visione inclusiva, dell’et et.
Le parti in mediazione sono considerate elementi di un unico sistema di interazione
nell’ambito del quale ognuno è legato inscindibilmente agli altri. Ne segue che ogni
azione implica una modifica del sistema, (in quanto comporta sia conseguenze dirette
sul soggetto cui è diretta sia conseguenze indirette e di ritorno sul soggetto emittente; il
sistema è dunque circolare). L’individuo non è separato dal tutto, è un’unica
manifestazione del tutto, il suo conflitto nasce proprio dal sentirsi separato dal tutto.
Per comprendere cosa sia la mediazione bisogna sviluppare una diversa visione del
conflitto e superare la dicotomia torto/ragione, vincente/perdente, ossia la concezione
della realtà basata sulla logica aristotelica che divide il mondo in opposti contrapposti,
per arrivare alla comprensione che il mondo è polare e un polo non può esistere senza
l’altro, gli opposti coesistono in un sistema circolare dove tutto è legato e si influenza
reciprocamente.
Per la visione occidentale il principio della polarità, il fatto che esista luce e buio, suono
e silenzio, buono e cattivo, torto e ragione porta all’idea della contrapposizione, che
genera conflitto.
Per le grandi filosofie antiche e orientali (induismo, taoismo e buddismo), invece, la
separazione è solo un illusione. Gli opposti non devono competere, sopraffarsi l’un
l’altro o entrare in conflitto, dal momento che, ciascun aspetto contiene, completa e dà
equilibrio all’altro; gli elementi opposti quindi non si elidono, non si escludono ma si
aggiungono e coesistono, si integrano, si completano, si equilibrano tra loro.
L’equilibrio, inteso come armonia, è una interazione dinamica tra due estremi.
Quindi tutti gli opposti, vero/falso, torto/ragione, giusto/sbagliato, luce/buio,
causa/effetto non sono altro che poli o aspetti della stessa cosa; yin e yang non sono
altro che inseparabili facce della stessa medaglia; maschile e femminile sono
l’espressione dell’intero regno della natura: non esiste la possibilità che uno abbia la
meglio sull’altro.
Il mediatore ha il compito di recuperare ciò che unisce le due parti (i due opposti
litiganti) ed integrarli, sapendo che i contrari sono complementari e che uno esiste
attraverso l’altro.


3
Con una gestione costruttiva del conflitto, i due confliggenti sono messi nella condizione
di trovare il loro equilibrio.
Con la mediazione si dimostra quindi che il tertium è datur.
Bisogna dunque partire da un nuovo paradigma ossia la consapevolezza di essere parte
del tutto, nutrire un atteggiamento unificante che porta ad una tendenza integrativa e
lasciare andare l’atteggiamento separativo e dualistico che conduce a contrapposizione
e all’aumento di conflitti.
E’ importante ricordare che l’equilibrio inteso come armonia, non è mai statico ma
consiste in un’interazione dinamica tra due tendenze complementari.


Carlotta Curti, avvocato, mediatore, negoziatore

CONOSCERE IL SENSO DEL CONFLITTO – FRAGILITA’ MASCHILE E FEMMINILE

di Monica Ballardini

Il conflitto

Mi sono chiesta quale potesse essere il mio contributo in questo contesto dove si parla di maschile e femminile, di dualità, di separazione e di armonia delle due diverse energie, tenuto conto che nella mia professione mi occupo essenzialmente del conflitto.

Il conflitto non necessariamente è da considerarsi “negativo” in quanto puo’ essere esso stesso fonte di crescita e di miglioramento dei soggetti protagonisti, l’assenza totale di conflitto si traduce spesso in appiattimento. Il confronto tra maschile e femminile, quando è armonico, è fonte di grande ricchezza. Il quadro si complica quando la relazione dei due generi (maschile e femminile) è attraversata da un’elevata conflittualità che si esplica in rivendicazioni ed aggressioni spesso non solo verbali, provocando frattura, disarmonia e violenza.

Ed ecco che il “campo” in cui i due generi scendono in “guerra” confrontando le proprie istanze ed i propri interessi è il “teatro” del Tribunale, dove le due energie esprimono la propria furia senza esclusione di colpi.

Ma nel “teatro” del Tribunale giocano i soggetti regolatori della giustizia: magistrati, avvocati, psicologi (nella figura di consulenti del Tribunale), assistenti sociali, educatori, ognuno con la propria energia maschile e femminile, ognuno con la propria armonia o disarmonia.

La separazione e i danni della disarmonia

Il confronto quotidiano tra energia maschile e femminile si svolge nell’ambito della coppia, è la coppia che conserva l’armonia, è dalla coppia che nasce il conflitto. Il conflitto all’interno della coppia è divenuto nel corso degli anni esso stesso uno “stereotipo”.

Sempre più frequenti sono le separazioni ed i divorzi, sempre meno sono i matrimoni, sempre meno nascono figli, sempre più spesso le persone scelgono di vivere fuori dalla coppia (ci sono sempre più single) quindi fuori dal “confronto” costruttivo tra la propria energia con quella dell’altro. Le persone fuggono dalla routine che ormai non tollerano più.

La cultura dell’usa-e-getta rende più faticoso il riconoscere la bellezza in situazioni durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso, procedendo sempre più verso la mercificazione dei sentimenti (si veda l’intervento di Raniero Clerici nel medesimo evento)

In tutto questo non bisogna dimenticare che è dalla coppia che nasce la vita che porta con sé ancora il femminile ed il maschile dentro l’individuo che poi cresce e va a confrontarsi ancora nella coppia portando con sè valori ed esperienze acquisite dalla coppia genitoriale e così via.

E’ dall’esperienza dei genitori (esempi dell’espressione delle due energie di genere) che a loro volta i figli acquisiscono l’armonia o la disarmonia, è attraverso l’esperienza dei genitori che realizzano il proprio processo di sviluppo e di crescita fino alla differenziazione.

È il ciclo della vita.

La prima società che il bambino conosce è la famiglia dentro la quale si riversano le istintualità al di fuori di una regola sociale (si possono fare riferimenti a Jean-Jacques Rousseau)

L’esperienza di conflitti

Tra i primi casi che ho affrontato negli anni 1993/1998 mi sono confrontata con donne frustrate sotto il profilo fisico ma soprattutto psicologico, mamme proiettate nell’esclusivo valore della protezione della prole dove tutto veniva sacrificato sia nell’ambito del lavoro-professione che nell’ambito della propria figura di donna davanti ad un uomo dedito unicamente al proprio lavoro ai propri interessi e spesso “esterno” all’educazione ed agli interessi dei figli.

Un caso “tipizzante” è stato quello di una donna che dopo la condanna del marito per gravi maltrattamenti sulla moglie e abusi sessuali sulla figlia – dai 3 agli 11 anni – ancora portava la biancheria e pasti caldi al marito in carcere, allora non c’erano le strutture di oggi non c’erano sportelli “rosa” di ascolto per le donne, non c’era la collaborazione degli assistenti sociali ed è stato un lungo lavoro quello di indicarle la strada per uscire da quella situazione.  

Negli anni i miei fascicoli si sono moltiplicati, ma sulla maggior parte veniva scritto “separazione consensuale” con affido a tutti gli effetti condiviso seppure non ancora Legge (la legge è intervenuta successivamente L. 54/2006) quindi vero frutto di un accordo che esula dall’imposizione legislativa,  in molti casi gli ex divenivano addirittura amici e la mia esperienza mi ha portato nel 2003 a scrivere un trattato sulla famiglia “neotribale” considerata come “famiglia allargata” dove i figli di uno si riunivano con i figli dell’altra in una fratellanza elettiva (pubblicazione di Cendon – Utet)

Sembrava non emergere alcun dato allarmante, non risultavano ancora pubbliche situazioni di grave conflittualità.

Invece, i lavori della 2^ Commissione Permanente del Senato del 26 luglio 2011 a seguito di un’indagine conoscitiva relativa all’applicazione della legge sull’affido condiviso (legge n. 54/2006) fanno emergere una situazione allarmante (riportata nell’allegato A di detti lavori): in media nelle denunce di maltrattamenti in famiglia solo 2 casi su 10 sono veritieri nella media l’80% sono denunce elaborate ad “hoc”: il fenomeno della strumentalizzazione della legge ha il sopravvento.

Appare doveroso riportare le considerazioni seguite a questa indagine:

“Gli studi sulle problematiche della separazione denunciano, da circa 16 anni, un uso strumentale della carta bollata: l’utilizzo della denuncia per violenza di varia natura, pianificata per raggiungere obiettivi diversi da quelli dichiarati.

Può essere un’arma di ricatto per ottenere vantaggi economici, uno strumento per allontanare il “nemico” dai figli con accuse costruite ad arte, una rivalsa per il piacere di vedere l’ex in rovina.

Quale che sia lo scopo occulto, è ben lontano dall’essere una reale tutela per l’incolumità di chi denuncia.

Anche se non esiste una concreta situazione di rischio, è utile costruirla: garantisce risultati certi, da 30 anni, invariabilmente.

Gli approfondimenti sulle false accuse in ambito separativo dicono che il soggetto abusante, nella maggior parte dei casi, non esiste affatto.

Oggi, dopo lunghi anni di silenzio, il fenomeno ha ormai raggiunto proporzioni talmente macroscopiche da non essere più sottovalutabili; sul riconoscimento dell’emergenza convergono operatori di diverse aree coinvolte: Polizia, Magistratura, Avvocatura, Neuropsichiatria, Psicologia, Criminologia.

Una doverosa precisazione: nessuno ha intenzione di sottovalutare la gravità delle ignobili violenze fisiche e sessuali delle quali sono vittime le donne.

Quando sono vere.

Chi invece le inventa e le utilizza in tribunale per scopi diversi da quelli dichiarati, non nuoce solo ai figli e all’ex coniuge: la falsa denuncia insulta in primis chi una violenza l’ha subita davvero.

Mille vittime di stupri e/o percosse non possono essere messe sullo stesso piano della persona che si morde le labbra e corre in ospedale a denunciare l’ignaro ed incolpevole ex partner.

Magari con l’avallo di avvocati e servizi sociali conniventi, che hanno costruito un muro di indifferenza sul dramma sociale delle false accuse.

Il muro di indifferenza si sta incrinando, per rispetto delle vittime innocenti – adulti e minori coinvolti senza motivoma anche delle donne che una violenza l’hanno subita davvero”. Seguono le testimonianze di Pubblici Ministeri, Agenti di Polizia Giudiziaria, Criminologi, Avvocati e Psicologi(all. A2^ Commissione Permanente del Senato del 26 luglio 2011)

Cambiano gli strumenti di battaglia e cambia il modo di scendere in campo del “maschile” e del “femminile”. Maschile che si rende conto che ha una parte femminile in sé, che non ha più paura di prendersi cura dei figli e che arriva a desiderarlo. Femminile che affrancata dalla situazione di sudditanza, aiutata dalle istituzioni a fuggire dalla dipendenza, dalla donna fragile, dalla donna che non sa difendersi dalla violenza  e rafforza il suo maschile con il lavoro e l’affermazione economica  

Da qui i due generi iniziano a confrontarsi su un piano finalmente paritario, ma purtroppo sempre più conflittuale.

Ma lo stereotipo della donna fragile abusata e schiavizzata si è ormai consolidato ed è entrato nelle cellule del giudicante – nei tribunali si tende ancora ad impoverire il maschio considerando sempre la donna più fragile: nessuno riconosce che la fragilità può essere anche maschile.

Le istituzioni tuttavia non sono state pronte ad assorbire i cambiamenti.

False denunce con eventi spesso affiorati solo al momento della separazione: il fenomeno della strumentalizzazione della legge ha il sopravvento.

Caso che chiamo con nome di fantasia “Roberto” per il quale ho scritto un post sulla pagina Facebook di MagiaDonna: è una guerra per il figlio, dove il maschio forte nel suo maschile (uomo di successo sul lavoro) entra in crisi ed inizia a rafforzare il suo femminile quando si vede sottratto Marco (il figlio) in virtù di una falsa denuncia.

I fatti gli stanno dando ragione, ma la ragione poco può fare di fronte all’impossibilità di vedere il figlio avallata comunque dall’Autorità Giudiziaria che necessita di tempi lunghi per la verifica degli eventi.  

I nuovi Tabu’

Non ci sono spazi per uomini maltrattati e spesso questi vivono nell’omertà senza supporto sociale e si vergognano di parlare della loro situazione anche solo con l’amico intimo; le donne, sotto quest’aspetto trovano conforto e credibilità sia dalle istituzioni che dal substrato affettivo di famiglia d’origine ed amicizie. Sono sempre capite ed aiutate

La giustizia è velocissima sulle denunce di maltrattamenti annunciate dalle donne, ma non altrettanto sulle denunce del “maschio” anzi: le indagini si rendono sempre più lunghe l’uomo deve comunque sempre aver commesso qualche malefatta da qualche parte. I mass media divulgano “a nastro” violenze femminicidi, ma nessuno parla di maschicidi (parola che non viene riconosciuta neppure dal programma di word). Rimangono prive di risonanza notizie come quelle di suicidi di uomini a cui è stata sottratta la prole, maschi depressi, disoccupati, affranti. Si tratta spesso di uomini che hanno un buon livello di istruzione – generalmente diploma o laurea – un’età fra i 30 e i 50 anni e che spesso non parlano del loro incubo nemmeno con gli amici, per un senso di vergogna che li fa tacere fino a quando non arrivano all’esasperazione più totale.

Si sono travalicati i confini del conflitto e della separazione annientando la  dualità e l’armonia delle due energie.

I primi rimedi

Il Centro Ankyra di Milano è uno dei pochi che si è cimentato nell’intento di aprire degli sportelli di ascolto sia per uomini che per donne, affermando «Non vogliamo iniziare una guerra tra chi difende le donne e chi gli uomini – spiegano i volontari delle associazioni – ma è giusto riconoscere pari diritti a entrambe le categorie, a prescindere dal sesso. Si tratta in ogni caso di vittime».

A Roma è appena stata fondata l’associazione L’Altra Parte: uno staff di avvocati dà consulenza per vedere, caso per caso, se ci sono gli estremi per una denuncia per violenza domestica o no. «E poi vogliamo iniziare un’opera di sensibilizzazione nei confronti della magistratura – spiega la presidente Magdalena Giannavola, avvocato penalista – Spesso ci siamo trovati di fronte a un muro quando in ballo c’erano denunce contro gli uomini. C’è ancora molto sessismo a senso unico dietro alle sentenze. L’uomo vittima non è tutelato quanto la donna».

L’arma del «ti tolgo i figli e non li vedrai mai più» resta in ricatto più grosso. Ma non si pensi che il sesso debole non sia capace di mettere in atto abusi sessuali o maltrattamenti fisici: ai centri di accoglienza per uomini maltrattati si sono presentate vittime con il lobo dell’orecchio tagliato, con segni permanenti di morsicate dopo scenate di gelosia, oppure presi a calci e minacciati con i coltelli della cucina. Molte le storie di stalkeraggio, i pedinamenti, il furto delle password dei social da parte delle mogli per la pubblicazione di contenuti diffamanti o semplicemente per spiare le loro chat private.

La comunicazione

È l’ascolto, la raccolta di documenti e di informazioni, è la comunicazione e la ricerca per raggiungere una visione globale degli eventi, non la lettura degli stessi unicamente attraverso il filtro della comunicazione di massa, che ci possono indurre a capire e comprendere l’effettiva situazione allarmante di che cosa vuol dire l’aver travalicato ogni limite del conflitto. La violenza che derivi dal femminile o dal maschile, non può essere manifestazione dell’amore.

Il percorso alla scoperta della propria forza, ma anche delle proprie fragilità che sono anche maschili, non solo femminili, è il viaggio nell’anima che in quest’epoca della cultura dell’usa-e-getta facciamo con molta difficoltà.

8 marzo

È il 2019 e si è nuovamente qui a “festeggiare” la festa della donna. Mio parere personale, non credo ci sia proprio nulla da festeggiare se non una maggiore consapevolezza del ruolo della donna all’interno della nostra società. Festeggiamo, insieme, “le conquiste sociali, economiche e politiche, e le evidenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto di quasi tutte le parti del mondo”.Si auspica che questa celebrazione anche in Italia, a partire dal 1922, possa raggiungere una effettiva parità di genere a partire dal 2030. “la connotazione fortemente politica, della giornata della donna e nelle sue prime manifestazioni e infine il suo successivo isolamento politico della Russia e del movimento comunista nel mondo occidentale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie avvenuto nel 1908 a New York facendo probabilmente confusione con una confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città. In Italia, come simbolo, della giornata Internazionale della Donna venne adottata la pianta della Mimosa . Con la fine della seconda guerra mondiale. Nei primi anni cinquanta, anni di guerra fredda e del ministro Scelba, distribuire la mimosa o diffondere Noi Donne rappresentava un gesto atto a turbare l’ordine pubblico, mentre tenere un un banchetto per strada diveniva occupazione abusiva di suolo pubblico. Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell’opinione pubblica, finchè con gli anni ’70 (1970) apparve un fenomeno nuovo: “il movimento femminista”