IL TEMPO DEL FEMMINILE SACRO È…ANIMA.Marco Lanfossi

La prima cosa che mi fa venire in mente il concetto di femminile sacro è uno dei suoi sinonimi, ossia Anima. Non è frutto di un ragionamento, è una sorta di immagine che sorge davanti ai miei occhi e nel cercare di spiegarla qui, incappo subito in una apparente difficoltà, una sorta di blocco dello scrittore, infatti faccio fatica a descriverla e solo dopo diversi tentativi comprendo che l’unico modo è attendere l’ispirazione che è, tra l’altro, uno dei modi in cui lei si manifesta. Una volta stabilito il modo, subito la seconda immagine si palesa ma è più una sensazione, una carezza, che mi fa comprendere come i miei precedenti tentativi fossero ostici proprio perché la descrizione presuppone un ragionamento, un ordine e questo è una prerogativa del maschile e di qui tutta la mia difficoltà. Forse la cosa più semplice è di creare una sorta di dialogo, nella mia stanza mentale in cui l’intervistatore (maschile) cerca di tradurre le immagini. Mi metto “in ascolto” e l’immagine successiva è” il tempo” seguendo questa logica, immagino di attendere spiegazioni che non tardano ad arrivare.

Anima : “ la mia prerogativa è il tempo, se, per dirla in termini comprensibili, allargassi le braccia,contemporaneamente il mio dito medio sinistro toccherebbe la creazione dell’universo (l’alfa), mentre quello destro la fine dei tempi di questa realtà (l’omega), io sono il risultato della prima creazione della dualità, come nel mito dell’androgino di Platone, dall’uno ci siamo separati in due; detto in un altro modo, il maschile con prerogativa lo spazio ed io con la mia eternità, creando così quello che i fisici chiamano il tessuto spazio-temporale. Alla fine dei giochi, torneremo all’uno dopo aver compreso l’esperienza di chi siamo, non cambierà nulla della nostra sostanza iniziale ma ne saremo finalmente consapevoli; non solo, ma seguendo i principi naturali che abbiamo creato (come avviene in natura dove l’uno può solo dividersi in due e così via come le cellule) ci siamo divisi a due a due e abbiamo creato un numero molto grande ma finito di noi stessi (maschili e femminili) per poter fare contemporaneamente tutte le esperienze, per questo siete e siamo qui” .

Intervistatore: mi sembra di capire che Il gioco che è stato messo in piedi sia composto quindi di due fasi, la prima è la separazione, che almeno da quando esiste la storia, è stata lunga e direi molto dolorosa, ma poi mi sembra di capire che la seconda parte, per differenza sia l’unione? A questo proposito cosa possiamo dire?

Anima: “ esatto, la sofferenza di questo processo è un giudizio, l’esperienza che porta alla consapevolezza è necessariamente intensa altrimenti non sarebbe compresa, un esempio su tutti? La morte del contenitore fisico non è altro che l’esperienza dell’immortalità che passa per il suo temporaneo opposto. Le infinite combinazioni di queste esperienze stanno portando al risultato finale che sempre più persone stanno iniziando a sperimentare, il matrimonio alchemico (direbbe qualcuno) in cui sia il maschile che il femminile non avendo più bisogno di farsi da specchio, tornano ad essere uniti, la creazione di conseguenza non sarà più una ricerca ma una manifestazione “.

Rileggendo mi rendo conto che il processo è davvero iniziato…