IL TEMPO DEL FEMMINILE SACRO È…GIUSTIZIA ANCESTRALE.

Mai è stato momento più indicato di quello attuale per ripensare e risvegliare la “sacralità del femminile” nella sua ampia cromaticità e soprattutto nelle sue varie dimensioni. Queste poche parole vorrei dedicarle al senso di “giustizia ancestrale” quale aspetto di quel femminino sacro che è parte di tutti noi; vorrei richiamarvi al sentimento di giustizia inteso come forza interiore, spinta della natura umana alla difesa dei diritti che nel suo essere legato al femmineo si manifesta come difesa di chi non puo’ e qualche volta non vuole difendersi: un istinto della Grande Madre.

La giustizia, la difesa dei diritti umani, la parità di tutti gli uomini davanti alla legge è nella natura umana, la “legge naturale” è la “fonte” e il “principio” delle norme che regolamentano la vita sociale sin dalle più antiche origini: la parte “femminea” silente e costante e la parte “mascolina” violenta e feroce. Come sempre il giusto è nel mezzo, nell’unione delle due diverse forze, l’eccesso dell’una o dell’altra fa sì che le stesse si vanificano perdendosi in bassezze che portano l’emergere del lato peggiore dell’essere umano.

Il richiamo alla riflessione mi è giunto, qualche mese fa, dalla lettura di un articolo su Ebru Timkit, l’avvocato – o se vogliamo chiamarla “l’avvocata” – scomparsa lo scorso 2 settembre in Turchia, nel carcere di Sliviri a seguito di un lunghissimo sciopero della fame che lei ha affrontato volutamente per sostenere quello in cui più credeva: il valore della giustizia intesa come “equità”, il diritto per tutti al “giusto processo” e l’importanza della conservazione dello Stato di diritto.

Per scoprire poi che il suo sacrificio non è inferiore a quello delle donne sudanesi che, reduci da un duro passato politico e dalle calamità naturali, ogni mattina combattono la loro battaglia per raggiungere la fonte più vicina alla propria capanna, caricandosi sulle spalle i figli più piccoli e portandosi i recipienti per raccogliere l’acqua potabile ed assicurare alla propria famiglia, almeno per quella giornata, di potersi dissetare sotto il sole cocente.

Così come non è inferiore alla lotta delle donne libiche che ogni giorno vedono e subiscono le perpetue violazioni dei diritti umani, che ricevono minacce con cui devono fare i conti nel momento in cui “osano” parlare: avvocati donna o avvocate che sanno bene di rischiare la vita per la tutela dei diritti umani, ma che corrono il rischio.

Si potrebbero riportare innumerevoli esempi, altri ed altri ancora, si potrebbe parlare delle Vestali, si potrebbe ancora ricordare le divinità Dike e Temi (irremovibile) per ricordare che la tutela dei deboli, l’eguaglianza, l’equità trovano origine nel principio ancestrale del femminino sacro.